Dopo tre settimane di combattimenti, il capo delle Forze di Difesa Israeliane ha dichiarato che l’operazione militare è giunta a metà del suo percorso, sottolineando però che gli obiettivi restano chiari e che le operazioni proseguiranno anche durante la festività di Pesach, la Pasqua ebraica. Ha ribadito che la lotta continuerà “per la libertà e il futuro” del Paese.

Secondo il comandante, le azioni condotte finora stanno producendo effetti significativi, in particolare nei confronti di Hezbollah e dell’Iran. I danni inflitti al regime iraniano, ha affermato, cominciano a tradursi in risultati concreti sul piano strategico e sistemico, coinvolgendo ambiti militari, economici e istituzionali. A suo avviso, l’Iran risulta oggi più esposto e con capacità difensive ridotte.

Nel suo intervento ha inoltre richiamato l’attenzione sulla minaccia missilistica iraniana, citando il recente lancio di un missile balistico a lungo raggio verso un obiettivo statunitense nell’oceano Indiano. Ha evidenziato come questo tipo di armamenti, pur non essendo necessariamente destinati a Israele, possieda una gittata tale da poter raggiungere anche importanti città europee.

In conclusione, il capo militare ha lanciato un monito più ampio: ignorare o sottovalutare una minaccia non la elimina, ma rischia di rafforzarla nel tempo. Secondo lui, la diffusione di capacità militari avanzate in mano a regimi autoritari rappresenta un pericolo che va ben oltre il contesto regionale, coinvolgendo la sicurezza internazionale nel suo complesso.

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