Con una risoluzione non vincolante approvata la scorsa settimana, il Parlamento europeo ha chiesto un’applicazione più rigorosa delle norme dell’UE sul cyberbullismo, proponendo anche l’introduzione di una definizione comune e un rafforzamento della responsabilità delle piattaforme digitali per tutelare meglio le vittime.

Nel documento viene evidenziata la crescente gravità del fenomeno, accompagnata dalla richiesta di sanzioni efficaci e realmente dissuasive, oltre a strumenti che facilitino la segnalazione degli abusi e colmino le attuali lacune giuridiche a livello europeo.

Gli eurodeputati hanno espresso forte preoccupazione per l’aumento dei casi di cyberbullismo e degli abusi online legati a immagini e video, sottolineando come le misure attualmente in vigore possano risultare insufficienti. Per questo motivo invitano la Commissione europea a valutare l’introduzione di una definizione armonizzata a livello UE e il possibile riconoscimento del cyberbullismo come reato transfrontaliero. In alternativa, suggeriscono di includere i reati d’odio tra i crimini europei, così da coprire le situazioni più gravi.

Il Parlamento ha inoltre denunciato la mancanza di un quadro giuridico adeguato per individuare online materiale di abuso sessuale su minori (CSAM), sollecitando un intervento rapido della Commissione affinché le piattaforme adottino meccanismi volontari di segnalazione e garantiscano ambienti digitali sicuri per i più giovani.

Particolare attenzione viene rivolta al ruolo delle piattaforme online, ritenute responsabili nella prevenzione e nel contrasto del cyberbullismo. I deputati mettono in guardia contro modelli di business che favoriscono la diffusione di contenuti d’odio, soprattutto a danno di minori, donne e comunità LGBTIQ+.

Infine, il Parlamento ha chiesto un’applicazione più rigorosa dell’articolo 28 del Digital Services Act (DSA), relativo alla protezione dei minori, invitando a concludere i procedimenti in corso e opponendosi a qualsiasi tentativo di riaprire il testo legislativo. È stata inoltre espressa preoccupazione per l’uso crescente dell’intelligenza artificiale a fini abusivi, come deepfake o contenuti intimi non consensuali, con l’invito ai fornitori di servizi digitali a rispettare gli obblighi di etichettatura previsti dall’AI Act.

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